Premessa
A scuola tempo fa studiai James Joyce e il flusso di coscienza, lo studiai in inglese e ricordo ancora la mia difficoltà nel riuscire a seguire i suoi scritti. Non riuscivo a comprenderlo nemmeno in italiano. 💫
Per aiutarci a capirlo meglio, la mia professoressa ci disse di provare un giorno a scrivere i nostri pensieri, uno di seguito all'altro e nello stesso ordine in cui apparivano nella nostra mente. All'inizio mi venne da ridere, poi andai a casa, iniziai a scrivere e da quel giorno non mi fermai più.
Scrivevo e scrivo tanto, tutto ciò che mi passa per la testa e questo mi fa stare davvero bene, mi fa sentire un po' più libera. E' un'attività che consiglio a tutti di provare. Sa essere anche divertente, infatti dopo aver scritto di continuo ciò che mi passa per la testa, mi piace rileggerlo e giuro che certe volte non mi capisco: tanti spunti ma nessun filo logico.
Certo è uno stile narrativo un po' strano e può non piacere, ma a me sì. Non sono di certo James Joyce, ma delle volte fa bene mettersi alla prova!
Mi capita spesso di scrivere questi piccoli "flussi di coscienza" e ho deciso di condividerne uno qui:
Forse l'infanzia era bella perché tante cose non ci venivano dette.
Credevamo alla magia e chi ci stava intorno non ce lo negava.
Era tutto alla nostra portata eppure anche un sassolino per noi sembrava una montagna da scalare ed è da lì forse che si capisce come reagiremo in futuro davanti alle sfide.
Che poi da grande l'unica consolazione che ti sanno dare è: "c'è chi sta peggio di te".
E allora non ti va più di parlarne e non superi più niente perché niente più sembra una sfida.
E allora tutti quei sassolini si uniscono.
E allora è lì che i problemi diventano montagne.
E allora pensi a quanto è vero che bisogna "non rimandare a domani quello che puoi fare oggi".
E allora comincia a pensare a quanto faccia schifo la procrastinazione.
E allora inizi a combattere contro questa bestia.
E allora se vuoi la sconfiggi pure.
E allora cresci.
La vita magari non fa schifo, è che non sappiamo gestirla.
E' che non ci hanno insegnato a gestirla.
Lottiamo con noi stessi e contro noi stessi.
Una vita passata ad accettarci e a migliorarci solo per guardarsi dentro e dirsi un giorno: "Mi perdono. Mi voglio bene."

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