Un anno e mezzo fa avevo le idee poco chiare, avevo dentro di me tanti sentimenti contrastanti e non nego di essermi sentita, qualche volta, persa.
Ricordo ancora perfettamente quel giorno in cui erano uscite le aule in cui avrei dovuto fare il test d'ammissione all'università. Il mio numero di matricola non era presente ed io mi sentivo sollevata perché in fondo quel test non volevo farlo. E non so perché, parlavano le sensazioni per me.
Rileggendo bene l'email il mio numero di matricola c'era eccome e quel test l'ho fatto.
Era un periodo pieno di fallimenti e, dopo aver scoperto di non aver passato il test, non vedevo dei fallimenti intorno a me, ma mi sentivo un fallimento, mi vergognavo di me stessa.
Agli occhi degli altri quando dicevo di non aver passato il test vedevo solo delusione, anche se forse non c'era affatto.
Mi veniva da piangere davanti a ognuna di queste persone e anche adesso ricordando e scrivendo di questi momenti qualche lacrima scende.
Mi sentivo completamente sbagliata e la mia ultima speranza era l'università di servizio sociale che, inizialmente, avrei voluto fare solo per non sprecare un anno.
Quella facoltà, invece, mi ha dato una vita nuova, bellissima. Mi ha fatto scoprire me stessa.
I puntini si univano: cominciavo a capire perché avevo delle sensazioni così brutte quando pensavo alla facoltà di psicologia, cominciavo a capire, tramite le lezioni, che quello che volevo fare corrispondeva al servizio sociale e non alla psicologia.
Era una strada che non avevo percorso io, o almeno non da sola, qualcuno mi ci aveva messo, e l'aveva fatto solo per il mio bene.
È cambiato tutto: io riuscivo a essere me stessa anche con persone appena conosciute, io prendevo il treno da sola e sempre sola camminavo per Roma senza alcuna paura. Cose che per me fino a poco tempo prima erano impensabili e spaventosa, ora erano routine. La mia timidezza c'era ancora, ma sapevo ridere e parlare agli altri: ero nel mio posto.
Poi c'è stato il coronavirus e tante cose sono cambiate...
Ma tornando alla mia scelta io per questo anno e mezzo non sono mai riuscita a trovare le parole giuste per spiegare esattamente cosa mi piacesse del servizio sociale più che della psicologia e tante persone pensano e mi dicono in faccia che l'unico motivo per cui io stia facendo servizio sociale è perché non ho passato psicologia… non è per niente così, e mi dispiace tanto che non credano in me stessa, ma io sì e forse anche qualcun altro.
Le parole esatte le ho incredibilmente trovate qualche giorno fa guardando una serie tv sulla vita, molto romanzata, di una assistente sociale. Condivido le sue parole prima di diventare assistente sociale: "Io voglio sentirmi libera di aprire la porta, voglio dare un aiuto concreto, voglio entrare nella vita delle persone, non voglio solamente ascoltare, capire, indirizzare. […] Se facessi l'assistente sociale mi sentirei molto più utile" (Mina Settembre).
Un altro motivo per cui ho scelto il servizio sociale è per dar voce a tutte quelle persone che ce l'hanno, ma a cui sembra che gli venga messo il nastro adesivo sulla bocca e parlo delle minoranze. A questo riguardo mi piace molto una citazione di Serge Moscovici: "Si devono proprio alle minoranze quelle innovazioni importanti che hanno portato allo strutturarsi della società moderna. La minoranza può cambiare le posizioni della maggioranza". Questa frase mi motiva sempre di più ad ascoltare tutte le persone perché sono convinta che ognuno di loro abbia dentro un mondo di cose belle e il mondo ha bisogno di ciò.
Un giorno all'Università ho anche fatto un'esperienza molto bella. Durante una lezione il professore ci ha chiesto di creare dei gruppi e scegliere un ambito di lavoro del servizio sociale perché avremmo avuto la possibilità di parlare direttamente con un'assistente sociale. Io e il mio gruppo abbiamo scelto l'ambito di "minori con misure penali" e abbiamo parlato con un'assistente sociale che ci ha spiegato il suo lavoro e mi sono davvero innamorata.😍😂
Spero davvero di poter scrivere presto una seconda parte anche grazie a tutte le esperienze che farò

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